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Paragrafo 6 . Marx politico.

     
Introduzione.

L'impegno  diretto  nelle questioni politiche del  suo  tempo  non  si
limita  per  Marx  alla  collaborazione alla  Prima  Internazionale  -
all'interno della quale svolge un ruolo dirigente e di orientamento -:
egli  interviene  in  prima persona anche nelle  vicende  interne  dei
partiti  di  ispirazione marxista che si sono  andati  costituendo  in
tutta  Europa,  in particolare in quelle del Partito Socialdemocratico
Tedesco.
     In    Germania    si    erano   costituite   due   organizzazioni
socialdemocratiche(96)  che,  nel 1875,  decidono  di  unificarsi.  Il
congresso  di unificazione  convocato a Gotha, in Turingia  (Germania
centrale).
     
     p 57 .
     
La critica al Programma di Gotha.
     
Per l'unificazione fu preparato un Programma che spaziava dai princpi
teorici  generali  agli  obiettivi  specifici,  quali  ad  esempio  il
regolamento del lavoro carcerario. Di fronte a questo Programma Marx
sent  il  bisogno  di esprimere il proprio dissenso,  perch  non  si
facesse  confusione  tra  i  suoi  princpi  e  quelli  contenuti  nel
documento.  Dalla lettura delle Glosse di Marx al Programma  di  Gotha
emergono  alcune puntualizzazioni di carattere generale  che  vale  la
pena sottolineare.
     Nel primo punto del Programma si legge che il lavoro  fonte  di
ogni   ricchezza.   Solo   se  considerata  superficialmente   questa
affermazione pu sembrare conforme alle teorie di Marx (solo il lavoro
nel  processo  produttivo crea valore), ma, se si  tiene  presente  la
distinzione fra valore d'uso e valore di scambio, sar chiaro  che
il  lavoro non  la fonte di ogni ricchezza. La natura  la fonte dei
valori   d'uso   (e  in  questi  consiste  la  ricchezza   effettiva!)
altrettanto  quanto  il  lavoro, che,  a  sua  volta,    soltanto  la
manifestazione di una forza naturale, la forza-lavoro umana(97). Poco
pi  avanti,  Marx aggiunge: E il lavoro dell'uomo diventa  fonte  di
valori  d'uso, e quindi anche di ricchezza, in quanto l'uomo  fin  da
principio  in  rapporto, come proprietario, con la  natura,  fonte  di
tutti  i  mezzi  e oggetti di lavoro, e la tratta come  cosa  che  gli
appartiene(98).
     Questa  considerazione di Marx  molto importante in relazione  a
quelle interpretazioni del marxismo(99) che hanno fatto del lavoro  un
valore in s, mentre risulta chiaro che, per Marx, il lavoro si limita
ad  essere uno strumento (naturale) per soddisfare i bisogni dell'uomo
attraverso l'utilizzazione della ricchezza della natura.
     In  questa prospettiva - osserva ancora Marx - non ha senso porre
al  movimento  socialista l'obiettivo dell'emancipazione  del  lavoro,
come   si   legge   nel   quarto  punto   del   Programma   di   Gotha
(L'emancipazione del lavoro deve essere opera della classe operaia):
L'emancipazione  della classe operaia dev'essere opera  degli  operai
stessi.  Qui invece la classe operaia ha da liberare ... che cosa?  Il
lavoro. Capisca chi pu(100). Il lavoro non pu essere emancipato  da
nulla, in quanto  semplicemente strumento (anche dello sfruttamento):
sono  invece gli operai che possono essere liberati dallo sfruttamento
del loro lavoro.
     Infine  Marx  ritorna sulla sua concezione dello  stato  e  sulla
fase  di passaggio dalla societ borghese al comunismo. In questa fase
-  come  abbiamo gi visto - il proletariato deve esercitare il potere
anche  con la forza, per cui il diritto che si applica  ancora quello
borghese  fondato  sull'uguaglianza:  da  ciascuno  secondo  le   sue
capacit, a ciascuno secondo il suo lavoro(101). Si tratta,  come  si
vede,  di un'uguaglianza astratta, garantita solo dal fatto  che  il
lavoro  valutato con una ed uguale misura per tutti.
     
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Uguaglianza e diversit.
     
Marx  si rende perfettamente conto che questo tipo di giustizia non  
giusto e che deve essere superato il concetto borghese di uguaglianza:
la  legge  non  pu essere uguale per tutti, perch il diritto,  per
essere  giusto,  dovrebbe  essere  disuguale  per  tener  conto  delle
diversit  che  esistono  fra  gli  uomini.  Il  permanere   -   nella
transizione al comunismo - del principio borghese del diritto porta  a
negare le diversit reali e naturali che esistono fra gli uomini.(102)
     Gli  inconvenienti - come eufemisticamente  li  chiama  Marx  -
della  dittatura  del proletariato potranno essere eliminati  in  una
fase  pi  elevata della societ comunista, dopo che    scomparsa  la
subordinazione  asservitrice  degli  individui  alla   divisione   del
lavoro(103).
     Marx,  quindi,  tutt'altro che fautore di un appiattimento delle
diversit  individuali, ma - sul piano politico, prima che  teorico  -
rinvia la liberazione dalla menzogna borghese dell'uguaglianza  a  una
societ   futura,  il  raggiungimento  della  quale   passa   per   un
prolungamento della pratica autoritaria borghese: la dittatura.
     Al  di  l  della  buona  fede di Marx, la societ  comunista  ci
appare con   i connotati dell'et dell'oro: Dopo che il lavoro non  
pi soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo
che  con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche
tutte  le  forze  produttive  e  tutte  le  sorgenti  della  ricchezza
collettiva  scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora  l'angusto
orizzonte  giuridico borghese pu essere superato, e  la  societ  pu
scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacit; a  ognuno
secondo i suoi bisogni!(104).
     La  descrizione    allettante,  le  sorgenti  della  ricchezza
evocano i fiumi di latte e miele narrati dagli antichi poeti, ma  la
via  verso questo paradiso passa per l'inferno. In altri termini, Marx
 convinto che il progetto politico del proletariato (e dei partiti in
cui  esso  organizza la sua avanguardia) non deve peccare di utopismo:
la  storia  storia di lotta violenta fra le classi, e tale continuer
ad essere ancora per molto tempo.
